Succede più spesso di quanto immagini: apri una vecchia credenza, trovi un piattino dipinto a mano con un bordo dorato un po’ consumato, e pensi “carino, ma sarà roba da mercatino”. Poi lo giri, noti un simbolo minuscolo sotto la base, e all’improvviso la storia cambia.
Perché proprio i marchi sotto la base possono “accendere” il valore
Nel mondo della porcellana il marchio è come un passaporto. Non dice solo “chi l’ha fatto”, ma spesso suggerisce epoca, manifattura, serie, e talvolta persino il mercato di destinazione. Quando un pezzo è davvero raro, quel segno può moltiplicare il prezzo, da poche centinaia fino a decine di migliaia di euro (se autenticità e provenienza reggono).
Cosa cercare, in pratica:
- Timbri (stampigliati, incisi, impressi a crudo)
- Monogrammi o simboli (corone, spade, lettere intrecciate)
- Numeri di modello o di decorazione
- Piccole scritte, spesso in blu o verde, quasi nascoste sotto lo smalto
I marchi più ricercati, quelli che vale la pena controllare subito
Non serve diventare collezionisti dall’oggi al domani, basta sapere quali nomi fanno drizzare le antenne. Tra i più desiderati sul mercato, quando coerenti con stile e periodo:
- Meissen, spesso associata a rilievi, motivi complessi e varianti di marchio nel tempo
- Ginori (Doccia), apprezzata per forme curate e pitture fini
- Capodimonte, icona del Made in Italy, soprattutto in pezzi ben documentati
- Limoges, Royal Worcester, Sèvres, grandi tradizioni europee e decorazioni policrome
- Linee giapponesi come Imari, Arita, Kakiemon, Imaemon, spesso in blu e bianco o policromia raffinata
- Manifatture cinesi, in alcuni casi con marchi imperiali a sei caratteri legati a dinastie storiche
- Altri nomi ricercati, come Rosenthal, Royal Doulton, Lenox, specialmente quando il timbro è databile e la decorazione è di qualità
Un dettaglio che conta tantissimo: la provenienza certificata. Un pezzo comune, con una storia chiara (fatture, eredità documentata, perizia), può diventare improvvisamente credibile anche per un’asta importante.
Decorazione a mano o stampa? I segnali “vivi” che fanno la differenza
Qui mi piace pensare a una cosa semplice: la mano umana lascia sempre una piccola impronta, anche quando è abilissima.
Segnali tipici di una decorazione autentica a mano:
- Pennellate visibili, con micro variazioni di spessore e sfumature naturali
- Foglie e petali simili, ma non identici, come in un vero bouquet
- Linee dorate con leggere discontinuità (soprattutto se c’è oro zecchino)
- Motivi complessi (scene mitologiche, paesaggi stratificati, floreali ricchi) con profondità, non “piatti”
- Corpo ceramico traslucido e suono chiaro, quel “tin” pulito che spesso si associa all’“oro bianco”
Attenzione però, l’abilità delle riproduzioni è cresciuta. Per questo la somma di elementi (marchio, qualità della pittura, usura coerente, provenienza) è più forte del singolo dettaglio.
Quanto può valere davvero? Una bussola rapida per orientarsi
Il mercato cambia, ma alcune fasce ricorrono spesso quando il pezzo è autentico e in buone condizioni.
| Tipologia (indicativa) | Fascia di prezzo frequente |
|---|---|
| Piatti francesi inizio ’900 | €350-360 |
| Piccole sculture fine ’800 | circa €700 |
| Pezzi rari orientali blu e bianco con attribuzione forte | decine di migliaia di euro |
Il prezzo finale dipende da rarità, condizioni, qualità della decorazione, domanda del momento, e soprattutto dalla possibilità di confrontare pezzi simili in aste online o cataloghi.
Cosa fare prima di vendere, senza farsi prendere dalla fretta
Se hai trovato un pezzo promettente, ecco una mini procedura che funziona quasi sempre:
- Fotografa bene base, marchio, profilo, dettagli della pittura e eventuali difetti
- Non pulire in modo aggressivo, niente abrasivi, niente prodotti “miracolosi”
- Confronta il marchio con repertori e immagini di esemplari simili
- Chiedi una perizia o una valutazione a un esperto, meglio se con esperienza in porcellane europee o orientali
- Valuta canali seri, come case d’asta o siti specializzati, soprattutto per pezzi sopra una certa soglia
La sorpresa, spesso, è proprio lì: quel segno sotto la base che sembrava un dettaglio può essere il punto in cui un oggetto “di casa” smette di essere solo un ricordo e diventa un piccolo patrimonio.




