Apri un cassetto che non tocchi da anni, trovi una piccola catenella aggrovigliata, un metallo un po’ opaco, un quadrante che sembra guardarti. E ti viene da pensare: “Sarà solo un ricordo”. Eppure, in questo momento storico, alcuni vecchi orologi da tasca “dimenticati” stanno tornando a sorprendere, non tanto per moda, quanto per un mix di rarità, tecnica e desiderio di oggetti autentici.
Perché oggi valgono più di quanto immagini
Negli ultimi anni il collezionismo di segnatempo storici ha preso velocità. C’è un “effetto traino” evidente: chi si avvicina agli orologi spesso parte dai modelli da polso, poi scopre il fascino dei tasca, la meccanica a vista, l’idea di un tempo “portatile” nato prima della fretta moderna. E la domanda, quando cresce, spinge su prezzi e attenzione.
La cosa interessante è che non serve puntare subito ai pezzi irraggiungibili: anche alcuni entry-level vintage, se comprati bene e rivenduti con pazienza, possono arrivare a margini importanti, fino a circa 5.000 euro nei casi più favorevoli, soprattutto quando le condizioni e l’originalità sono impeccabili.
I “modelli” che oggi fanno drizzare le antenne
Quando si parla di modelli, spesso si intende più una “famiglia” riconoscibile che un singolo codice. Quelli che oggi attirano offerte inattese tendono ad avere almeno una caratteristica distintiva (tecnica, estetica o di provenienza).
Ecco le tipologie da tenere d’occhio:
- Cassa hunter (con coperchio): più scenografica, spesso meglio protetta, quindi talvolta meglio conservata.
- Quadranti smaltati ben leggibili, con numeri nitidi e senza crepe, perché la qualità visiva pesa tantissimo.
- Movimenti a leva ben rifiniti (anglage, viti azzurrate, ponti curati), anche se non “di lusso” in senso stretto.
- Orologi con complicazioni (ripetizione minuti, cronografo, calendario), perché la complessità meccanica crea desiderabilità.
- Esemplari con provenienza documentata (incisioni, certificati, note d’archivio), che trasformano l’oggetto in storia.
In pratica, ciò che oggi “sale” non è solo il marchio: è l’insieme tra stato di conservazione, coerenza dei componenti e racconto verificabile.
Il valore non è solo mercato, lo dimostrano le collezioni italiane
Per capire quanto questi oggetti siano culturalmente importanti, basta guardare alle istituzioni.
Il Palazzo Reale di Napoli espone 26 orologi da tasca e ne conserva 24 in deposito, inclusi esemplari legati a figure come Gioacchino Murat e Carolina Bonaparte, con meccanismi mantenuti efficienti da maestri orologiai. Il Quirinale è un riferimento assoluto per quantità e prestigio, con circa 200 orologi (40 esposti), molti provenienti da regge reali. Anche i Musei di Genova custodiscono una raccolta di circa 50 pezzi, apprezzati per valore artistico e tecnico.
Queste collezioni non “fanno prezzo” direttamente, ma alzano l’attenzione pubblica e rafforzano la percezione di importanza della tradizione di orologeria.
Come capire se il tuo tasca ha davvero potenziale
Se lo stai valutando, pensa a una piccola ispezione ragionata:
- Originalità: quadrante, lancette e corona sono coerenti con l’epoca?
- Materiali: argento e oro incidono, ma anche l’acciaio ben conservato può sorprendere.
- Marche e punzoni: dentro cassa e movimento spesso c’è la “carta d’identità”.
- Funzionamento: scatta regolare, tiene l’ora, non ha rumori strani?
- Interventi: una revisione recente documentata può aiutare, modifiche invasive no.
Un dettaglio che molti ignorano: la patina è spesso un alleato. Pulire troppo, lucidare male, sostituire parti “per farlo bello” può ridurre il valore invece di aumentarlo.
Strategia di acquisto e rivendita (senza farsi prendere dalla fretta)
Chi opera con buon senso tende a seguire tre regole semplici:
- comprare solo ciò che capisce (o far verificare a un esperto),
- privilegiare condizioni eccellenti e pezzi completi,
- avere pazienza, perché il pubblico giusto non arriva sempre subito.
Occhio al fisco: quando diventa attività commerciale
Se compri e vendi ogni tanto, di solito è vissuto come gestione di beni personali. Ma se le operazioni diventano frequenti e abituali (indicativamente più di 2 o 3 vendite l’anno), l’Agenzia delle Entrate potrebbe valutare l’attività come commerciale, con possibili obblighi di partita IVA e tassazione ordinaria. In questi casi, meglio informarsi per tempo con un professionista, perché la linea tra hobby e attività può diventare sottile.
Alla fine, la vera sorpresa è questa: l’orologio da tasca non è soltanto un oggetto, è un piccolo sistema di ingranaggi e memoria. E oggi, proprio questa combinazione, può trasformare un “dimenticato” in un valore inatteso.




