Pensione contributiva anticipata: chi può richiederla e a che età

C’è un momento, verso i 60 anni, in cui molti iniziano a fare lo stesso gioco mentale: “E se potessi smettere prima, senza aspettare l’età di vecchiaia?”. La pensione contributiva anticipata nasce proprio per questo tipo di domanda, ma non è una scorciatoia per tutti. È una porta che si apre solo a chi ha una storia contributiva precisa, e soprattutto a chi raggiunge un importo minimo di assegno.

Che cos’è la pensione contributiva anticipata (in parole semplici)

È una forma di uscita che permette di andare in pensione prima dei 67 anni, a patto di essere nel sistema contributivo puro. Tradotto: riguarda chi ha iniziato a versare contributi dal 1° gennaio 1996 in poi (o chi, per specifiche condizioni, rientra interamente nel calcolo contributivo).

La differenza importante è che qui l’assegno si forma solo con ciò che hai versato, secondo la logica del contributivo. Niente quote retributive legate agli ultimi stipendi, quindi la sostenibilità dell’importo diventa centrale.

Chi può richiederla davvero

Può presentare domanda chi è iscritto a:

  • AGO (Assicurazione Generale Obbligatoria),
  • forme sostitutive o esclusive dell’AGO,
  • Gestione Separata.

La domanda si presenta all’INPS quando i requisiti risultano maturati. Qui però sta il punto: questa misura è distinta dalla pensione anticipata ordinaria, che si basa su tanti anni di contributi (oltre 41 o 42 anni) senza un requisito minimo di età. La contributiva anticipata, invece, è una strada “più corta” in anni, ma più selettiva su importo e tipologia di contribuzione.

Requisiti principali per il 2026: età, contributi, importo

Per il 2026, i requisiti da tenere a mente sono tre, e devono esserci tutti.

1) Età minima: 64 anni

Nel 2026 l’età minima è 64 anni. Dal 2027 è previsto l’adeguamento alla speranza di vita, quindi si parla di:

  • 64 anni e 1 mese nel 2027
  • 64 anni e 3 mesi nel 2028

Sono dettagli che sembrano minimi, ma quando hai una data cerchiata sul calendario, anche un mese cambia tutto.

2) Almeno 20 anni di contributi (ma “effettivi”)

Serve un’anzianità contributiva di almeno 20 anni, ma attenzione: devono essere contributi effettivi. In pratica, contano i versamenti da lavoro e, in generale, ciò che risulta come contribuzione effettivamente accreditata, mentre alcuni periodi figurativi (come malattia o disoccupazione) non entrano nel conteggio richiesto per questa specifica uscita.

C’è poi un elemento poco conosciuto: la contribuzione maturata prima dei 18 anni viene moltiplicata per 1,5, con esclusione della prosecuzione volontaria. È una leva che può fare la differenza per chi ha iniziato prestissimo.

3) Importo minimo della pensione: la soglia che decide tutto

È il requisito che “taglia” più posizioni: l’assegno deve essere almeno:

  • 3 volte l’assegno sociale (nel 2025 circa €1.616,07 al mese come riferimento indicativo),
  • soglia ridotta per le lavoratrici madri: 2,8 volte con un figlio, 2,6 volte con due o più figli.

Qui non basta “avere i requisiti”, bisogna anche avere un montante contributivo che generi una pensione adeguata.

Come si calcola e perché può convenire (o no)

La pensione è calcolata solo sui contributi versati. Questo la rende trasparente, ma anche spietata: carriere discontinue, redditi bassi o lunghi periodi con versamenti ridotti possono portare sotto soglia.

Per capire se sei vicino all’obiettivo, spesso conviene ragionare così:

  1. controllare gli anni effettivi,
  2. stimare l’importo dell’assegno,
  3. verificare la soglia minima richiesta.

Attenzione alle voci sui cambiamenti: 20 anni confermati per il 2026

Negli ultimi tempi si sono letti scenari di possibile innalzamento a 25 anni (e perfino 30 dal 2030), ma per il 2026 i riferimenti più solidi continuano a indicare il requisito dei 20 anni. Proprio per questo, la cosa più intelligente è non basarsi su “sentito dire”, ma su una verifica puntuale.

Cosa fare, concretamente, se pensi di rientrare

Per non perdere tempo (e per non farti sorprendere da un dettaglio), ecco una mini-checklist pratica:

  • estratto conto contributivo aggiornato,
  • verifica dei contributi effettivi,
  • simulazione dell’importo e confronto con la soglia minima,
  • confronto con un patronato o con i servizi INPS per la stima del rateo.

La pensione contributiva anticipata, in sostanza, si può richiedere a 64 anni (nel 2026) se hai 20 anni effettivi e un assegno che supera la soglia minima. Se questi tre tasselli combaciano, la porta si apre davvero, e smette di essere solo un’idea detta a mezza voce.

Redazione Portale Bonus

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