C’è un numero che oggi sta facendo alzare più di un sopracciglio, soprattutto tra chi pensa di “parcheggiare” il proprio capitale in modo intelligente: quanto vale davvero l’oro, qui e ora, al grammo? La risposta è sorprendentemente concreta, e racconta molto più di una semplice quotazione.
Quanto vale l’oro oggi (24 febbraio 2026, ore 17:45)
Il prezzo dell’oro aggiornato al grammo, oggi alle 17:45, è di circa 140,83 €/g, con una forchetta intraday tra 139,61 € e 143,62 €. La chiusura precedente era 142,57 €/g, quindi la giornata si muove con la classica “respirazione” dei mercati.
Se guardiamo la purezza massima, l’oro 24 carati (1000/1000) alle 17:13 risultava intorno a 140,55 €/g. Non sono due numeri in contraddizione, è semplicemente la fotografia di minuti diversi, in un mercato che cambia in tempo reale.
Una nota utile per orientarsi: quando senti parlare di oro “ai massimi”, spesso il riferimento è anche alla quotazione internazionale per oncia, oggi intorno a 4.555 dollari.
Cosa ci dice l’andamento recente (e perché conta)
Se ripercorriamo le ultime settimane, la traiettoria è chiara:
- 17 febbraio 2026: circa 135,02 €/g (con una variazione negativa giornaliera riportata intorno a -1,38%)
- 31 gennaio 2026: circa 133,49 €/g per 24 kt
- Oggi: area 140-141 €/g, quindi un salto che si sente
Qui arriva la parte interessante, perché non è solo un rimbalzo “di moda”. Questo livello è coerente con una fase di domanda robusta e con un mercato che, secondo diverse letture, non somiglia a una bolla “isterica”, ma a una rivalutazione spinta da fattori strutturali.
Perché l’oro continua a “vincere” quando tutto il resto traballa
Parliamoci chiaro: l’oro non paga cedole, non distribuisce dividendi, eppure torna sempre al centro della scena. Il motivo è quasi intuitivo, come una cintura di sicurezza che ti ricordi di avere, proprio quando la strada diventa scivolosa.
I pilastri che lo rendono un bene rifugio restano solidi:
- Protezione dall’inflazione: non perfetta al centesimo, ma storicamente credibile nel lungo periodo.
- Rischio di controparte quasi nullo: un lingotto non “fallisce”.
- Diversificazione: quando azioni e obbligazioni soffrono insieme, l’oro spesso fa da contrappeso.
- Domanda delle banche centrali: un fattore enorme, perché non è una moda retail, è strategia di riserva.
- Tassi reali compressi: quando i rendimenti reali sono bassi, il “costo opportunità” di detenere oro scende.
Nel 2025, inoltre, si è parlato di afflussi record su ETF legati all’oro (con numeri molto rilevanti, anche nell’ordine di decine di miliardi), un segnale che la domanda finanziaria non è affatto marginale.
Previsioni 2026: cosa si aspettano i grandi operatori
Le banche d’affari e alcuni osservatori di mercato ipotizzano un rialzo moderato o forte nel 2026, con scenari che spesso ruotano attorno a politica monetaria più accomodante, geopolitica tesa e ricerca di stabilità.
| Fonte (scenario) | Target indicativo 2026 ($/oncia) | Driver principali |
|---|---|---|
| Goldman Sachs | 4.900 | banche centrali, Fed più accomodante |
| IG (fascia) | 4.500-4.700 (fino 5.000) | macro relativamente stabile, domanda persistente |
| J.P. Morgan | 5.055 (Q4) | diversificazione e flussi di portafoglio |
| WGC e HSBC (scenari) | fino a 5.000 | volatilità e “flight to safety” |
Sono stime, non certezze, ma puntano tutte nella stessa direzione: l’oro viene trattato come asset strategico, non come scommessa.
Quotazione e prezzo reale: attenzione a carati e margini
Un dettaglio che spesso crea confusione è la distanza tra quotazione teorica e prezzo pratico di acquisto o vendita:
- la quotazione in €/g riguarda il metallo puro (e spesso il 24 kt)
- gioielli e rottami hanno carati diversi (18 kt, 14 kt) e includono lavorazione
- in un “compro oro” il prezzo può apparire molto più basso, perché entra in gioco il margine e la resa in fonderia, oltre alla purezza effettiva
Se l’obiettivo è investimento, la scelta tipica resta tra lingotti e monete da investimento, anche perché in molti casi l’oro da investimento gode di regime IVA favorevole rispetto ad altri beni.
Quindi è davvero “il migliore investimento”?
Se per “migliore” intendi quello che promette il rendimento più alto, nessun asset può garantirtelo. Se invece intendi quello che tende a proteggere valore e portafoglio quando il contesto si fa imprevedibile, allora sì, l’oro oggi ha ancora tutte le carte in regola: liquidità, stabilità relativa, ruolo di assicurazione contro scenari estremi, e una domanda istituzionale che sembra tutt’altro che in ritirata.



