Vecchi gettoni telefonici SIP: se hanno questa data valgono tantissimo

C’è un momento preciso in cui un oggetto minuscolo, quasi banale, smette di essere “cianfrusaglia da cassetto” e diventa una piccola caccia al tesoro. Con i vecchi gettoni telefonici SIP succede spesso così: li ritrovi in una scatola, li giri tra le dita, leggi quelle cifre, e ti chiedi se hai appena in mano qualcosa che vale davvero.

La verità è che non è “quella data magica” a fare il prezzo. A contare sono rarità, varianti, stato di conservazione e dettagli che a occhio nudo sembrano insignificanti. Ma una cosa sì, la data, o meglio la “serie” stampata, può essere la porta d’ingresso per capirlo.

La “data” che tutti cercano, e perché non basta

Molti parlano di date, ma sui gettoni SIP spesso si intende la sigla/serie: quelle quattro cifre (tipo 7901, 8011, 7809) che indicano, in pratica, anno e mese di produzione. È un indizio utilissimo, ma non è una garanzia.

Due gettoni con la stessa serie possono avere valori molto diversi se cambia anche solo uno di questi aspetti:

  • Variante (micro-differenze di conio, dettagli, errori)
  • Rarità (tiratura, distribuzione, circolazione limitata)
  • Logo presente o assente
  • Conservazione (il vero “moltiplicatore”)

In altre parole, la serie ti dice “da dove partire”, non “quanto vale”.

I 4 fattori che fanno davvero salire il valore

Quando un gettone “vale tantissimo”, di solito è perché l’incrocio di quattro elementi si allinea in modo quasi perfetto.

  1. Sigla/serie
    Le quattro cifre identificano periodo e lotto. Alcune combinazioni sono più ricercate perché meno comuni o legate a varianti note.

  2. Rarità
    È qui che il prezzo cambia marcia. Tirature basse, emissioni particolari, o esemplari circolati poco possono far impennare le valutazioni. La rarità non è sempre intuitiva: un gettone “vecchio” non è automaticamente raro.

  3. Stato di conservazione
    Immagina due monete: una lucida, con rilievi netti, l’altra liscia e graffiata. Stesso discorso. Un gettone con rilievi nitidi, bordi ben leggibili e senza abrasioni può valere molte volte un esemplare consumato.

  4. Logo presente o assente
    Sembra un dettaglio minore, invece è uno dei punti che accendono i collezionisti. Alcune assenze di logo sono ricercatissime, soprattutto in determinate emissioni.

Se vuoi inquadrarne il contesto, pensa alla logica della numismatica: stessi principi, stessi scatti di valore, stessa attenzione maniacale ai dettagli.

I gettoni più antichi (e perché fanno battere il cuore)

Qui arriviamo ai “pezzi da brivido”, quelli che, in condizioni eccellenti, possono davvero superare cifre importanti.

  • STIPEL 1927: in conservazione alta può superare 1.000 euro
  • TIMO 1928: fino a 1.300 euro se perfetto, ma può scendere intorno a 200 euro se usurato
  • TELVE 1932: spesso tra 220 e 350 euro
  • SET 1934: circa 70 a 150 euro
  • TETI 1935: molto variabile, da 30 a 200 euro in base alla conservazione

Qui la “data” conta, sì, perché parliamo di emissioni storiche, ma la differenza tra “tesoro” e “solo curioso” la fa quasi sempre la qualità dell’esemplare.

Le eccezioni sorprendenti tra i gettoni più recenti

Molti gettoni coniati tra 1959 e 1982 sono comuni e valgono poco. Però ci sono eccezioni che, se le conosci, cambiano tutto.

I casi più interessanti riguardano gettoni ESM di quegli anni privi di logo: a seconda della serie e della reperibilità, possono arrivare a valutazioni tra 50 e 300 euro. E poi ci sono alcune combinazioni degli anni ’60 e ’70, poco comuni e in conservazione impeccabile, che superano con facilità i 50 euro.

Il trucco è non fermarsi al “se è recente non vale”: a volte è proprio lì che si nasconde l’errore o la variante.

Quanto valgono davvero, nella maggior parte dei casi?

Mettiamola giù semplice: la maggior parte dei gettoni comuni si muove tra 1 e 5 euro. Superare quella soglia significa entrare nel territorio di:

  • serie rare
  • varianti riconosciute
  • errori di produzione
  • conservazione eccellente

Nei casi estremi, quando rarità e qualità si sommano, si può arrivare oltre 1.000 euro.

Checklist rapida: cosa controllare prima di esultare

  • Le quattro cifre della serie sono leggibili?
  • I rilievi sono ancora “vivi” o appiattiti?
  • Ci sono graffi profondi o usura uniforme?
  • Il logo è presente, assente, anomalo?
  • Il gettone sembra “pulito” in modo innaturale (attenzione a lucidature aggressive)?

Se trovi un gettone che spunta tutte queste caselle, allora sì, non è solo una data interessante: è un candidato serio per valere tantissimo. E a quel punto, la cosa più bella è che la scoperta diventa parte del valore.

Redazione Portale Bonus

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